Versi da “Poesia, lingua madre” – Laboratorio di ascolto e di esperienza della parola poetica -I
(preghiera in lingua-madre al bambino)
vieni, ho carezze più grandi
ho vissuto per te
tutte le ere tutte le forme
degli organismi
(preghiera in lingua-madre al bambino)
vieni, ho carezze più grandi
ho vissuto per te
tutte le ere tutte le forme
degli organismi
Io percepivo la scrittura
e con lei il bavaglio
degli dèi alle spalle
con occhi di fuoco e parole
di pietra focaia
Vorrei essere nata così,
da quercia o da betulla
avere un cuore d’alburno e la forza
della corteccia.
Avere il profumo della resina
che inebria
il lichene che mi copre il seno.
Una folata nel tumulto delle foglie
mi libera la testa dai pensieri
entra ed esce
entra ed esce il vento
da questo corpo sgombro
risuono le altezze del creato
dimoro nel codice del mondo.
Sono nata dove non c’è sorgente
trasparente mi muovo guizzando
un po’ morendo negli anfratti
di pietre scorrendo
lenta
non m’inerpico
scendo
a volte turbinando di luce
un maglione da piegare,
l’acqua dei fiori nel vaso.
E questa rosa spalancata
al suo destino.
C’è solo un presente imperfetto
dentro cui guardare,
l’amore che si fa con la vita.
Gli anni, come la nebbia,
hanno nascosto la mia casa.
Non la cerco più.
Aggiusto cose rotte.
Ora tocca a un vecchio calzino.
Infilo l’ago col calore giusto,
l’uovo di legno e creo l’ordito.
Poi passo alla trama.
Il vuoto è riempito.
Io sono la mia casa.
siamo ciò che non si nomina
la forma che ci sta attorno.
E se la verità è nel vuoto che riempie la stanza
noi siamo la bugia dell’Universo.
È questo il luogo liminale
dove la goccia mi sporca le labbra
dove la cometa
sposta la fine verso la luce.
nella fiamma bianca delle finestre accese dentro il nodo della corrente
che piega il fiume
– dura, come il frutto duro del noce, cuore e molecola
di tutto ciò che è armato