copertina poesie Marilena Luzietti

Marilena Luzietti, “I pesci lo sanno”

Undici poesie inedite di Marilena Luzietti, a margine del laboratorio Poesia, lingua madre, condotto da me e Giueppe Conoci per Cantiere / Ciò che ci rende umani del Teatro Valdoca.

La gola s’ingrossa, si gonfia
nel punto in cui mamma incontrò nonna
non riesco a respirare
ho il tubo tracheale ostruito
dai tulipani del suo vestito.




Papavero rosso nel tufo
freddissima pelle di luna
un passo, due passi
ventaglio di bianco sambuco.

Non fuori, non dentro:
in uno strato io vivo
voglio scavare, mamma, scavare un buco
nero nella terra nera
trovare le ossa
del mio animale.

Odore di erba tagliata
risveglio di capinera
e un idolo di donna nel crocicchio
un passo, due passi
tre passi
e femore e peli e falangi
piccola Peggy
mi manca un pezzo
del tuo sorriso.




Stendermi sulle cose: lapide
su sangue caldo.

Rantolare versi-scale
dai vivi ai morti
dai morti ai vivi.

Dovere provare dolore,
sentire soltanto
il frinire dei grilli.




In acque amniotiche volteggia
sommuove la sabbia, ti fa lacrimare

è un suono muto, primordiale
come tutta la vita sommersa

i pesci lo sanno
i cani lo possono udire

a me non resta che immaginarlo
nel fondale della tua iride

nominare l'indicibile
sondarlo con nessi di causa e d'effetto

che le montagne qua si alzano
e tu mi dici che è stato il vento.




La casa mia sventrata
da un’improvvisa scossa

– il gioco è in stallo
e tu non mi autorizzi un’altra mossa –

non ho abbastanza mani
per tamponare una voragine.




Gettata su tizzoni incandescenti
mi accartoccio nei bordi
divento nera
frantumo i legami tracciati
sul dorso della tavola periodica.

Nelle tue braccia di fuoco
la logica, la grammatica
gli schemi sui libri
di chimica organica.

Sbriciolarsi di atomi
franare
fino al nucleo della terra.
Ho unito, una ad una,
le lentiggini del tuo braccio.

Le ho percorse tracciando
il tuo passato
inventando il tuo futuro
l’altro te, ragazzo che esci dall’acqua
del Trasimeno.

Ho chiesto al tuo presente
chi sei, a cosa stai pensando
mentre raccolgo conchiglie sulla battigia
e ovunque i bambini che sanno,
piangono.
Perfino il lago s’è ritirato
per farci spazio, ma noi

temiamo per le nostre scarpe
con la squillante tristezza di squame
incagliate nel fango.




Immergermi – nel battito dell’acqua
riallacciare
l’ombelico alla dea madre
essere pesce, respiro nella pancia
mia e del mare

salire al sole
lasciare che m’indori
roventi i capelli in ricci forti

tornare all’acqua
lavare via gli strati
dissolvere pensieri
parole, peccati.




Spostavi l’acqua col bastone
tra i ciottoli bianchi del fiume Cesano
tu gallo, piceno, romano
i cerchi si spandevano,
il tempo del fiume dilatando.

Ed io t’ho visto slavo, bizantino
immergerti nell’acqua
lavare il sangue dalla pelle
smarrire il tuo tremisse.

Ritrovarlo
nel campo che costeggia il decumano
a.d. duemilaeventuno, settembre.




Una folata nel tumulto delle foglie
mi libera la testa dai pensieri
entra ed esce
entra ed esce il vento
da questo corpo sgombro
risuono le altezze del creato
dimoro nel codice del mondo.




Con ago e filo, in punta di dita
chiudo il cerchio
nel plesso solare.
Una sutura dopo l’altra
– nonna, madre
e figlia di me stessa –
ricucirmi.




Foto di Marilena Luzietti


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