Nove poesie inedite di Amelia Bortini dalla silloge Il mio nome è un uccelletto rosso nata a margine del laboratorio Custodire e sacrificare. Scrivere poesia, condotto da me per Scuola Holden nel giugno-luglio 2025.
I
Terra fertile, fumante
nell’aria autunnale
ne prendo una zolla
che impasto e mastico
la lingua l’avvolge,
ne modella la forma:
il mio nome
è un uccelletto rosso.
II
Come un vecchio ulivo,
sulla terra nuda
il folle Maestro mi guarda.
Con occhi di falco,
immobile
punta alla tana del mio cuore
e d’improvviso lo afferra
famelico
e in un lampo lo divora.
III
Toccavo le mammelle di una capra,
con gli occhi chiusi e il cuore spalancato.
Ero in un tempo antico e lacrimavo
di un amore mai provato.
Io le levavo il latte, lei l’armatura.
In me il suo stesso dio, belava.
Tutto era vivo, innocente e muto.
V
Oggi una donna si perdeva
in un libro. Da parte mia
non ho il cellulare
e nemmeno l’orologio.
Non sono rintracciabile,
cammino tra le nuvole,
leggera, senza di me.
VI
Gli anni, come la nebbia,
hanno nascosto la mia casa.
Non la cerco più.
Aggiusto cose rotte.
Ora tocca a un vecchio calzino.
Infilo l’ago col calore giusto,
l’uovo di legno e creo l’ordito.
Poi passo alla trama.
Il vuoto è riempito.
Io sono la mia casa.
VII
Il trillo di un campanellino
e il rumore dei nostri passi.
Una capra smarrita
s’insinuava tra le nostre gambe.
Ci aveva eletto pastori,
per tornare insieme all’ovile.
Nostalgia di mansuetudine.
IX
Entra e mi da un bacio
insieme pranziamo,
dice: “E’ buono!”
Viene a respirare l’aria
della sua vecchia casa.
Suo padre sorride
da una foto sulla mensola.
Tutto è sereno,
siamo madre e figlio.
XII
Dimentica, ti prego,
te stessa
dimenticati di me.
Senti che aria pura?
XIII
Scrivo il mio nome
sulla tavoletta di cera
e subito si apre
un profumo di miele,
il ricordo di campi ventosi
e la promessa che tutto
verrà cancellato,
per ricominciare da capo:
i campi ventosi
il profumo del miele
un nuovo destino
e il mio nome, rinato.
Foto di Amelia Bortini