Autoritratti in versi dal laboratorio Custodire e sacrificare. Scrivere poesia, che ho condotto per Scuola Holden, nel giugno-luglio 2025.
E sempre seme
e sempre pistillo
eretta nello stelo
estesa nelle foglie dita tese verso il sole.
E se viene il vento
e se viene il bue
a mangiarmi la testa
sempre sarò radicata
al cielo in tempesta.
Sabrina Tolve
*
Terra fertile, fumante
nell’aria autunnale
ne prendo una zolla
che impasto e mastico
la lingua l’avvolge,
ne modella la forma:
il mio nome
è un uccelletto rosso.
Amelia Bortini
*
Un’ombra fugge
appare, scompare
segue e rincorre.
Poi torna, si attarda
e sempre più piccola
si dissolve tra i piedi.
Il sole è allo zenit.
Angela Angrisani
*
Un balzare di grillo
Nel cesto di fave.
Il cuore ustionato,
Un frinire di cicale.
Carlo Silvestri
*
Il bianco
delle mattine dietro le persiane
nella luce pigra, indecisa.
Il nero
che mastica e lacera e inghiotte
nel buio claustrofobico, tenace.
I margini, e tutto quello
che c’è in mezzo.
Ogni colore, ogni sua assenza.
Elisabetta Romeo
*
Moto da luogo
Il vetro separa la scena
sagome nere nel riquadro
e il bianco che frena
le ore ticchettano
all’incontrario
Carla Forza
*
Con il tuo becco di grafite
hai affilato il sentiero del bosco
e del tuono. Ora la mano trema
e la via si spezza di spaventi
La punta ha attraversato
il foglio battendo i denti,
fondo bucato. Che peccato!
Ogni tentativo di rimediare
finisce in un pozzo.
Flavia Fratini

Sono nata dove non c’è sorgente
trasparente mi muovo guizzando
un po’ morendo negli anfratti
di pietre scorrendo
lenta
non m’inerpico
scendo
a volte turbinando
ballando di luce
specchio di occhio di pesce
a volte fremo
tremo
mi secco
Sotto il salice selvatico
divento pozza
poi mi impieno
corro
di rabbia struggente
distruggo
invado
mi placo
mi placo
scompaio.
Katia Marioni
*
Sono
la fatica dopo corsa infinita
inseguendo una preda
perduta
in attesa
di una prossima meta
ancora vigile
senza emettere fusa
Salvatore Zapparella
*
Presto imparasti
cos’è paura cos’è tremare
orecchie tese nella notte
cosa accadrà?
Conoscesti il dolore profondo
la paralisi del ghiacciaio
l’assenza del suono
lo scoppio d’ira
Provasti la fatica della solitudine
ma sai amare
e questo è tutto.
Anna Quaglia
*
lentamente appari
vestita di rosa dorato
rapida malinconia
Come una barchetta galleggi
tuffata al suono della notte.
Janis Marchesano
*
Vita esitante
tra il respiro
e il confine.
Sabbia rovente,
odore di sterpi,
blatte inanimate.
Memoria di acque antiche
nel fuoco di polvere
a un passo dal mare.
Rita Ragonese
*
La casa del nonno
Pelli di animali, avorio, maschere, collezioni di pipe, statue altissime di legno intagliate. La tua casa era un safari in Africa.
Da piccola però, l’esotico mi faceva paura, ora, radicato in me come scelta.
Il tribale, il feticcio, il primitivo, il simbolico, pelli di leopardo sono io.
Cercarti ora che non ci sei è come cercare il tuo tesoro “sepolto sotto un albero in Mozambico’’, è scavare sotto giungle. Sotto ogni albero.
E penso a ciò che rimane sottoterra di me, e a quello che affiora, che è tutto quello che non so di te.
Claudia Marini
Foto di Veronica Ujcich