Alcune poesie di Lorenzo Bertoni dalla silloge inedita L’occhio luccicante, a margine del laboratorio Poesia, lingua madre, condotto da me e Giuseppe Conoci all’interno del “Cantiere / Ciò che ci rende umani”, Teatro Valdoca, marzo 2026.
da L’occhio luccicante
Nella grotta le pareti calde
giro l’angolo e sono arrivate
le donne che rassettano
qui tutto trema e si affolla
cadono i segreti
dell’accoppiamento e delle stirpi
I
L’occhio che sbircia
sotto il vestito come
tra le pagine dei manuali
che tu leggi di nascosto
o anche nel bosco
pensando di essere sola
Scava e trova i morti
ricorda le grotte
con i cavalli dipinti
per vincere la morte
essere virili
come quando si gioca
a spingersi e tutti cadono
tranne te
benedetta da queste mani
VI
Ricoperte d’oro le ciglia
si spalancano all’avanzo
del pasto
– nonostante qualcuno muoia
in Africa tra i bisonti bianchi
e la fame si vede
nera di scheletri e bubboni
rotonda come la pupilla
XII
Il sogno confuso di anime
come fiocchi di neve
nel cielo dello stesso colore
e la casa di mia nonna tremando
mia nonna anziana e viva
la porta gialla aperta alla luce
Maria e Gesù sono mulatti e bambini
Rimbombava nelle orecchie il coro
degli angeli e della terra
del terremoto che muoveva il letto
XV
Io percepivo la scrittura
e con lei il bavaglio
degli dèi alle spalle
con occhi di fuoco e parole
di pietra focaia
XVI
Io non voglio dire, voglio entrare
su, per quella scala di legno marcio
che il bambino camminava
incapace di chiedere aiuto
ma di gridare sapeva, di domandare
perdono per ogni peccato di bambino
lui l’eletto di dare voce alle mie parole
lui il solo a sapere che il vero è nel letto
tra la madre e il padre un’idra di coperte
la certezza del perdono
Dicevano che non mangiavo
ed era vero
aspettavo di essere allattato
da quella forza nel bosco
che s’arrampica sui castagni
li scuotevo e cadeva la linfa bianca
la mia forza di stare in piedi
invisibili coccinelle che solo io
vedevo e attaccavo alla lingua
dopo anni ho scoperto
che non ti arrampichi alle pendici
eri come l’aria
ed entravi dal naso uscendo dalla bocca
Canta come se non succeda nulla
respira
e poi saremo come nelle grotte
abbracciati a fissare l’entrata
trepidanti per la venuta delle ombre
che strisciano sangue o cibo
Saremo sempre insieme
- tu non lo sai -
ma c’ero quel giorno
nel bosco come in vacanza
quando non parlavi
e poi hai fatto con la lancia
un cerchio imperfetto
un solco di grazia
Da sotto il letto uscite
bambinedispettose
doppie come gli inizi
avete l’occhio luccicante
di chi spaventa e chiede
un albero, riposo, pietà
dove cogliere la frutta
matura con la stagione
giusta giusta del nostro nulla
Foto di John Taylor