Antonella Anedda, Nota per “Tasche finte”
Ogni testo è una cella di riflessione anzi una pagina bianca su cui addormentarsi e far deflagrare scaglie di memorie in un movimento di esposizioni e ritrazioni, di abbagli lancinanti.
© foto di Francesca Perlini
Ogni testo è una cella di riflessione anzi una pagina bianca su cui addormentarsi e far deflagrare scaglie di memorie in un movimento di esposizioni e ritrazioni, di abbagli lancinanti.
touching a handle like a knife, a wall like a face, while others brush up against you, sting you, breathing on your mouth, moving off, then with a leap shaking you and asking who am I who am I. I close my eyes. I open them. I let the rhythm of my footsteps carry me. This is how I head to the sea.
Io percepivo la scrittura
e con lei il bavaglio
degli dèi alle spalle
con occhi di fuoco e parole
di pietra focaia
la certezza di esserci è di continuo misurata sulla consistenza vegetale/minerale/animale di presenze rarefatte: sono incerti residui, crisalidi, minime spoglie, gli indizi di un principio di metamorfosi o di una mutazione già in atto