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Flavia Fratini, “Rotte dentro la tempesta”

Alcuni testi di Flavia Fratini dalla silloge Rotte dentro la tempesta, vincitrice del premio “Laboratorio della visione” 2025. Le giornate del premio si sono svolte a Trieste il 22 e 23 novembre, con incontri al Museo LETS e alla Libreria Antiquaria Umberto Saba. La giuria, presieduta da Emanuela Tandello, ha espresso la seguente motivazione:

La silloge Rotte dentro la tempesta dimostra un elegante e personale equilibrio fra il bisogno di dire adesso e la ricerca di una lingua – un colore – nel passato. Quanto si è perso viene infatti eletto a mappa per ritrovare il cammino attraverso un presente burrascoso: il risultato è una parola sempre necessaria e tuttavia mai scarna, che comunica urgentemente e allo stesso tempo con «un esercizio da funamboli» danza lungo un pericoloso crinale.

Ti riconosco
sul profilo sonoro delle montagne
nella fiamma bianca delle finestre accese
dentro il nodo della corrente
che piega il fiume
– dura, come il frutto duro del noce,
cuore e molecola
di tutto ciò che è armato




Le case a due piani
o a tre
le ho sempre preferite
le altalene
i giardini pensili
le case sull’albero
costruzioni rampicanti
alla conquista del cielo




Ferie

Una persiana scuce la sera
sul fianco raduna le ore del giorno:
la bocca di piume nel giardino
i sassi matti sotto i piedi
la scomparsa delle nostre bestiole

Ci addormentiamo, i denti
consumati dal morso degli incendi
che scivolano vaporanti nel mare.




Affinché accada la notte
bisogna svegliare la quiete
affondare la spalla nella neve
soffiare nel grande abbraccio
dentro il calice del fiore
– minuto raggrumato,
slogato tra le vie del giorno
Fuoco alle polveri




Ero fatta di porcellana
come una testa di neonata
il tuono ha fatto di me
sputo di mare mischiato alla terra
Ero nata sospesa
la promessa del vortice in una scarpa,
la manina avvinta al fiato celeste
che incontra in cima il maestrale:
un giorno mi sono svegliata,
una matita spuntata da fatti impazienti.
Ho chiesto alla montagna se potevo salirla ancora:
ha gettato a valle polvere e lacrime.
Ero intera: mi hanno dispersa.
Ma non sono spezzata
fracassata
in frantumi

io sono il fango
nel fango riemersa.




Le stelle ti pungolano gli occhi
nella notte fratturata
dal frinire degli insetti

Espandere il torace
affondare la prua
nella vita
è questo il tuo compito
piccolo coleottero




Ti porterò – minima, indistruttibile –
tra la nuca e le scapole
sotto le palpebre strette dal respiro acceso
Ti porterò, tenerissima e assolata,
come si porta l’eterno delle cose perdute,
rotte: un osso, un’unghia, il labirinto
della memoria, tracce
rotte dentro la tempesta



Foto di Rosapia Araneo

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