Una foto ricordo del laboratorio Custodire e sacrificare. Scrivere poesia che ho condotto per Scuola Holden nel marzo-maggio 2025: testi scelti dei partecipanti, nati da diversi “inneschi” seguiti durante gli incontri.
Da degenerazione a salvezza. La muffa prende silenziosamente il posto del non più abitato. Cura un abbandono. Così cresciamo, ricordi sulle superfici invisibili dei morti.
Marco Spinicci
*
Fatti nuova,
ascolta la voce che chiama
da sotto le macerie:
tuo è il compito
della ricomposizione.
Cellula dopo cellula
torna,
lascia solo un petto trasparente
e al vento tieniti,
salda.
Valentina Ricca
*
In bilico un volere: tu che sei seme e viscere,
rosso potere
riportami le mie parole
di gioia acuminate
levigate come pelle
di speranza bambina.
Flavia Fraticelli Gamberale
*
Mi accompagnano le linee dei cordoli
e i sampietrini in prospettiva,
la gente veloce con cane e cappotto.
Seguo gli archi e i fregi di terracotta,
i palazzi solenni
cantano il loro madrigale.
Passano due aironi pigri
lungo i rivoli di cielo tra le case
s’attardano, con quel collo gobbo
e il loro grigio di malinconia,
poi la tua voce azzurra
e i tuoi occhi
che proprio non so
che ci fanno qui.
Francesca Metalli
*
Che se potessi avere
occhi nelle mani
e farmi un paio di sguardi rivolti in gola,
potessi stringermi il pudore
e darmi ostacolo al parlare,
catturerei quel momento tra me e te
di più alto rischio e lo sgretolerei
in un “fa niente”
scongiurando almeno per una volta
la possibilità di un passo indietro.
Gianmarco Parodi
*
NIRVANA hai scritto sulla maglietta
un ossimoro su di te
nessuna pace o felicità
bensì teenage angst has paid off well
quali frutti ti ha dato l’angoscia che vivi?
Quanto hai perso?
A blanket acne’d with cigarette burns
del tuo corpo hai fatto coperta lacera.
Anna Quaglia
*
Vorrei essere nata così,
da quercia o da betulla
avere un cuore d’alburno e la forza
della corteccia.
Avere il profumo della resina
che inebria
il lichene che mi copre il seno.
Avere foglie verdi e poi
d’oro per accarezzare il tuo volto
in ogni stagione
Katia Marioni

Un rumore di tornio
come un ronzio d’api
mani che modellano il legno
fino al midollo.
Ed ecco un vasetto di ciliegio
dalle venature purpuree
il mio svuotatasche
custodia di calore negli anni.
Ambrogina Vigezzi
*
Immobile contro la parete
aspetti che mi sieda di fronte a te.
Iniziamo un dialogo:
il soggetto è Maurice Ravel.
Ecco le dita muoversi
e il disegno musicale
diventare udibile.
Una porzione del mio tempo
si accosta al tempo che è stato
di Maurice Ravel.
Gioia trionfante.
Daniela Pescatori
*
Deboli le mie parole
al tuo orecchio ingordo
di suoni acuti.
Flebile la mia voce a te,
che comprendi solo monosillabi.
Afona diventerò
Mentre il tuo fiato mi sovrasta,
i miei saranno solo gesti.
Dimenticherò
le parole con le quali ti scelsi.
Bolle di ossigeno
risalgono dal mare
in cui annego. Fino alla fine,
provo a comprenderti.
Elisabetta Di Maro
*
Routine
La sveglia, il caffè lungo con la prima sigaretta, la seduta evacuativa, solo uno sguardo rapido al cellulare, gli appunti sui sogni, la doccia e la meditazione…
Buongiorno, tesoro povero corpo mio, senti come la verità ti riempie?
Miele e assenzio entrano dagli stessi buchi ma viaggiano su canali diversi. Facendo giri della morte rischiano di sfracellarti il fegato o riempirti lo stomaco di qualcosa che non riuscirai ad espellere.
Certo che lo senti, devi solo fermarti ed ascoltare.
Con le orecchie pulite capisci che la responsabilità di trovare l’equilibrio qui dentro è solo tua.
La percezione di quello che è falso e può rimanere fuori; il giudizio su cosa deve essere gentilmente ignorato sono tuoi quanto gli organi che ti compongono e gli esercizi che fai per mantenerli.
– Qualche flessione, l’entusiasmo della conquista. Un poco di stretching, la forza della rinuncia.
Guardati allo specchio, non sei così male per uno in fin di vita.
Non fumartene un’altra: serve un apparato sano per mantenere l’equilibrio, ma anche un involucro piacevole per chi ti dovrà incontrare.
Lavati i denti, metti la crema idratante ed il deodorante, scegli una camicia che non faccia a pugni con maglia e pantaloni, e adesso via…a mangiare qualcosa e a lavorare con un sorriso!
Ottavio Marconi
*
Terrore negli occhi dei bimbi,
ora robot a cui l’infanzia,
viene trasformata in odio, ordini e bombe.
Dall’unico pupazzo a loro concesso,
come una melodia triste, provengono comandi e trame.
Soldatino di legna da ardere
che male ha guidato la sua armata di legnetti per il fuoco;
quello stesso fuoco che senza pietà,
li divora fino a consumarli.
Valentina Falduto
*
La bimba e la nonnina
Tra un autobus giallo
ed uno zaino blu,
non c’è alcuna differenza
se mi accompagni tu!
Tra un autobus giallo
ed uno zaino blu,
non c’è alcuna sofferenza
andare a piedi fin lassù!
Tra un autobus giallo
ed uno zaino blu,
non c’è alcuna negligenza
se non lo porti più!
Tra un autobus giallo
ed uno zaino blu,
non sarebbe la stessa cosa
se non ci fossi tu!”
Paolo Mecozzi
Foto di Veronica Ujcich