Flavia Fratini, “Traversia”
In questa penombra i grandi fiumi si incontrano, le acque si mescolano, ci immergiamo nella morte fino alla vita. Le ore di veglia sono sciacquate nei sogni.
In questa penombra i grandi fiumi si incontrano, le acque si mescolano, ci immergiamo nella morte fino alla vita. Le ore di veglia sono sciacquate nei sogni.
Presenze invisibili e silenziose operano di continuo per riunire quanto viene separato, per permetterci di continuare a entrare in spazi e luoghi senza cadere in crepe, buchi, vuoti d’aria.
Cinque fotografie di Arianna Pastorelli, scattate al Giardino Heller a Gardone Riviera, dalla lettura di Tutti gli occhi che ho aperto (marcos y marcos, 2020) e in particolare di un frammento della sezione Alberi maestri
Marco el ndeva torno. I ghe gheva senpre dito «Chi che no ga testa ga ganbe», ma no jera vero el contrario: łu el jera fato pa métare on pie drìo queł’altro e via de caza, drìo on àrzare, el se gheva catà co ’l can. No i se gheva mai perdesto, łori.
E tornai a questi cieli,
tra le luci del Nord,
tra le betulle bianche,
trafitte nella terra.
Sono quell’oscuro riflesso
di assenza tra milioni di corpuscoli
oblunghi e recettivi:
perenne presenza dello scisma
imprigionato tra sbarre anatomiche,
millimetriche.
Incontrare la maestra delle elementari
è abbracci grandi e ricordi piccoli
come te che impari a scrivere dentro le righe
il tempo non passa per tutte le cose allo stesso modo
Proteggere i semi dentro ai semi è la nostra cura
Eppure ogni momento si confonde qua.
Di conseguenza non c’è nessun momento
ma solo una colonizzazione della mente—
dissotterra la vita—sostituiscila—
è stata sostituita—grazie—
Ma così si fece
la strada
Un gioco di erbe
spontanee
ad addolcire
i ruderi
Siamo la metafora
che si può spezzare,
siamo pane.
Siamo la sua stessa metafora
che si può moltiplicare.