Materiali critici

copertina Intervista Libretto

«Verso una zona più limpida dello sguardo»

Ciò che sta avvenendo è una sorta di ritorno a un’unità primigenia, a una stazione dell’essere dove la parola è il movimento e il respiro della materia. Una frase sta iniziando proprio alla fine di questo Libretto. È forse quella impronunciabile, che contiene e assorbe tutta l’esistenza di un uomo. Quella che affiora tra labbra chiuse, prima di partire per il grande viaggio.

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copertina recensione Jessi Simonini

Jessy Simonini, per “Tutti gli occhi che ho aperto” di Franca Mancinelli

La vita boschiva e animale […] si apre a uno sguardo etico; lo si può osservare soprattutto nelle prose che fanno riferimento al transito dei migranti sul confine orientale, o nei testi poetici che raccontano le tragedie dei profughi nel Mediterraneo, su una barca “richiusa in bara”. […] Gli “occhi che ho aperto” sono dunque gli occhi dell’altro, degli altri: perché la propria soggettività viene quasi a dissolversi e la poesia altro non può fare che rivolgersi all’altro per poterlo raccontare.

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copertina Il privilegio di essere solo sguardo

Il privilegio di essere solo sguardo

Ogni verso affiora da una faglia che si apre in noi. Il nostro compito è vegliarla, fare in modo che non venga ricoperta dai doveri della giornata. Nutrirci di silenzio come le piante di luce. Sostare quanto più ci è concesso in una condizione di soglia, dove può affiorare la vita con il suo incanto. Per questo amo i lunghi treni regionali e la pioggia, il privilegio di potere essere solo sguardo.

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Poesia, lingua madre

Poesia, lingua madre

Credo che la poesia sia una voce che ci attraversa. Per questo scrivo sempre cominciando con il carattere minuscolo. Io non sto iniziando niente. Ho soltanto colto qualcosa che balbetto in questa lingua monca, che si sbriciola e spezza nel silenzio.

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copertina "Poesia e contemporaneo"

«Mio secolo, mia belva». Poesia e contemporaneo

Oggi, se qualcosa non brilla sugli schermi non è, almeno così spesso ci sembra. E invece il saggio di Agamben ci aiuta a riposizionare lo sguardo, perché il contemporaneo è cecità, non è visione. Il poeta non è Calcante, non è colui che vede il futuro, ci illumina, ci guida. È uno che nel buio cammina. Nel buio, con le mani avanti tasta e cerca e quindi sbaglia, cade, finisce nel pozzo, cade nella faglia, ne riesce e racconta qualcosa, ma è nel buio, balbetta

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copertina In dialogue with John Taylor

In dialogue with my translator John Taylor

When we write, we are often immersed in darkness, like a photographer in his darkroom. It is only with time that what has been imprinted on our film resurfaces. Sometimes it is another person’s insight that brings it nearer.

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