Flavia Fratini, “Mosche e coralli”- Premio Esordi pordenonelegge 2026.
Mettersi in ascolto della propria voce, implica esporsi al buio, alla parte più fragile di sé, con il coraggio e la forza di chi ha riconosciuto la propria essenza
Mettersi in ascolto della propria voce, implica esporsi al buio, alla parte più fragile di sé, con il coraggio e la forza di chi ha riconosciuto la propria essenza
Ogni testo è una cella di riflessione anzi una pagina bianca su cui addormentarsi e far deflagrare scaglie di memorie in un movimento di esposizioni e ritrazioni, di abbagli lancinanti.
la certezza di esserci è di continuo misurata sulla consistenza vegetale/minerale/animale di presenze rarefatte: sono incerti residui, crisalidi, minime spoglie, gli indizi di un principio di metamorfosi o di una mutazione già in atto
C’è un filo elettrico che percorre i versi di Franca Mancinelli, uno stato d’allarme, qualcosa che ci costringe all’attenzione. Tutto il libro è un sottrarre e un levigare, uno sforzo di purificarsi, di giungere a una nudità che è conoscenza.
La scrittura per me è una pasta madre, una materia umile, quasi anonima, che ha in sé un infinito potenziale di generazione, e allo stesso tempo è fragilissima. Se non viene accolta da qualcuno resta incompiuta, informe; se non viene nutrita muore. Come questo lievito naturale la scrittura può essere madre di tante cose, portandole alla luce, ma è solo nel rapporto con l’altro, nel suo spazio di ascolto, che lievita un senso.
abitiamo un corpo più vasto di quello che nutriamo e vestiamo ogni giorno e riconosciamo normalmente come nostro. In questo corpo più grande i rami degli alberi si confondono con le nostre ossa, i nostri nervi, i nostri vasi sanguigni.
Questo lettura di Angelo Andreotti è nata a margine di un incontro alla Biblioteca Ariostea di Ferrara nell’ottobre 2019 all’interno della rassegna “Canoni inversi” da lui curata. Il testo originariamente pubblicato sul suo sito, non è più consultabile, e per questo lo ripropongo qui. I numeri di pagina si riferiscono al libro A un’ora di
Come dire che c’è anche se non c’è
Come dire che c’è stato e che forse tornerà
Prima o dopo l’istante che vuoi costituire
Tornerà dallo spazio
Dai vasti spazi siderali
Scrivendo cerchiamo di catturare la bellezza, ma non possiamo fare a meno di ucciderla: ogni volta che diamo una forma e dei confini, la vita con la sua bellezza perde l’energia che la faceva volare, perde l’aperto, entra in una morte. Per questo una poesia, una pagina scritta, è il nostro cimitero di farfalle.
Forse l’invito alla base di questo originale viaggio attraverso la vicenda biografica e conoscitiva di Charles Darwin è quello di oltrepassare i confini dell’individualità e andare verso l’aperto, la coralità, l’indistinta appartenenza alla specie e ancora più indietro nell’origine, verso il movimento continuo della natura, dove ogni cosa ricomincia