Lorenzo Bertoni, “L’occhio luccicante”
Io percepivo la scrittura
e con lei il bavaglio
degli dèi alle spalle
con occhi di fuoco e parole
di pietra focaia
Io percepivo la scrittura
e con lei il bavaglio
degli dèi alle spalle
con occhi di fuoco e parole
di pietra focaia
Vorrei essere nata così,
da quercia o da betulla
avere un cuore d’alburno e la forza
della corteccia.
Avere il profumo della resina
che inebria
il lichene che mi copre il seno.
Una folata nel tumulto delle foglie
mi libera la testa dai pensieri
entra ed esce
entra ed esce il vento
da questo corpo sgombro
risuono le altezze del creato
dimoro nel codice del mondo.
Sono nata dove non c’è sorgente
trasparente mi muovo guizzando
un po’ morendo negli anfratti
di pietre scorrendo
lenta
non m’inerpico
scendo
a volte turbinando di luce
un maglione da piegare,
l’acqua dei fiori nel vaso.
E questa rosa spalancata
al suo destino.
C’è solo un presente imperfetto
dentro cui guardare,
l’amore che si fa con la vita.
Gli anni, come la nebbia,
hanno nascosto la mia casa.
Non la cerco più.
Aggiusto cose rotte.
Ora tocca a un vecchio calzino.
Infilo l’ago col calore giusto,
l’uovo di legno e creo l’ordito.
Poi passo alla trama.
Il vuoto è riempito.
Io sono la mia casa.
nella fiamma bianca delle finestre accese dentro il nodo della corrente
che piega il fiume
– dura, come il frutto duro del noce, cuore e molecola
di tutto ciò che è armato
Limen | Perimetro di paure
Non c’è labirinto da dove non puoi uscire.
Sei nella volta celeste.
Congiunzione è il perno prezioso
attorno a cui ruota il mondo
pensavamo fosse il verbo
già dall’origine permette
alla vita di accadere
porta il peso dell’incontro
grideremo alla neve e alle nubi
il tuo nome inconsistente.
Torna ai tuoi oscuri sentieri
noi ti faremo luce dipinta
nel buio non ti scorderemo.