copertina nota critica Flavia Fratini premio Esordi

Flavia Fratini, “Mosche e coralli”- Premio Esordi pordenonelegge 2026.

Questa mia nota critica accompagna la silloge inedita di Flavia Fratini, Mosche e coralli, vincitrice del Premio Esordi Pordenonelegge 2026, insieme alle sillogi di Alessio Cassera e Giulia Oglialoro. All’interno del festival pordenonelegge, il 19 settembre alle 18:00 presso la Libreria della poesia di Palazzo Gregoris avverrà la premiazione, alla presenza dei tre autori e della giuria (Roberto Cescon, Azzurra D’Agostino, Massimo Gezzi e me). Le tre sillogi accompagnate dalle note introduttive dei giurati sono pubblicate nell’antologia Esordi 26 per Samuele Editore-pordenonelegge poesia La Gialla.

La voce di Flavia Fratini si distingue per la sua intensità visionaria capace di fare affiorare il legame che congiunge ogni cosa, seguendo una rotta che, per quanto frammentata ed esposta alla «tempesta», si delinea con la necessità di una ricerca interiore (Rotte dentro la tempesta è il titolo di una sua silloge inedita vincitrice del premio Laboratorio della visione 2025). Mosche e coralli, la silloge selezionata per il premio Esordi, conferma fin dal titolo questa tensione che attraversa il reale, alla ricerca dell’originaria unità. Lo sguardo dell’autrice è richiamato da elementi apparentemente distanti e contrapposti, come se ogni verso fosse «un esercizio da funamboli». La sua scrittura nasce infatti dalla necessità di trovare un difficile equilibrio, nella cura di ogni passo, nell’attenzione concentrata nella sua massima intensità fino ad aprire istanti di grazia, come ritrovandosi a un tratto in volo (Lezioni di volo è il titolo di uno di questi testi).

Mettersi in ascolto della propria voce, implica esporsi al buio, alla parte più fragile di sé, con il coraggio e la forza di chi ha riconosciuto la propria essenza:

–dura, come il frutto duro del noce, 
cuore e molecola
di tutto ciò che è armato.

«Ti riconosco», il primo verso di questa poesia, è una presa di coscienza che apre una trasformazione, l’inizio di un cammino: si traduce in un compito, in una promessa di accoglienza verso ciò che è rotto e resta consegnato all’infanzia, come in «Ti porterò – minima, indistruttibile –», dove a prendere parola è una presenza salda, capace di accompagnare nel percorso verso se stessi e la propria voce. La perizia “di volo” che Fratini ha già acquisito emerge in questo enjambement forte in cui è contenuto anche il nucleo della sua poetica: «tracce / rotte dentro la tempesta». Quanto è spezzato non resta nella frammentazione, consegnato a se stesso, ma viene compreso dentro un movimento vitale di metamorfosi che riconosce proprio in quello spazio un varco, la direzione da seguire: le tracce che sembravano rotte, immagine di un procedere ostacolato da forze avverse, si fanno direzioni. L’autoritratto in versi Ero fatta di porcellana, termina riconoscendo nel fango la propria materia, capace di essere riplasmata oltre la tensione distruttiva che ha segnato l’esistenza, con la potenza di un tuono, e «del vortice in una scarpa», del gorgo che annulla ogni passo, disperde il cammino.

Questa silloge contiene in sé una vicenda di formazione che coincide con il ritrovamento della propria voce come nucleo inscalfibile, mai delimitato entro i confini individuali e biografici, ma avvertito nel profondo del cosmo. Rivolgersi al proprio sé bambino o al «piccolo coleottero» non fa per Fratini alcuna differenza. La natura, lontana da ogni idillio e astrazione, è ascoltata e percepita come parte di sé. Anche per questo le metamorfosi si susseguono come, attraverso il fitto del bosco, si alternano ombre e sagome di luce. Ogni gesto e accadimento è immerso nella trama che congiunge cielo e terra, umano e animale, come nella fiaba e nel mito. Fin dal primo testo siamo infatti ricondotti nella dimensione dell’infanzia, con le sue vicende quotidiane e insieme iniziatiche, fondative di un’esistenza. Tra il sole che «punge attraverso il fitto» delle foglie e la notte che «ha la forma delle cose appena nate», si svolgono i testi di questa silloge, come entro lo spazio di un giorno, stazione di un viaggio appena iniziato e che pure già conferma la forza di questa voce capace di attraversare tutte le tonalità e gli stati della psiche, riconoscendola in ogni cosa, obbediendo a un movimento vitale che consente di sostare sulla soglia dove «i grandi fiumi si incontrano, le acque si mescolano, ci immergiamo nella morte fino alla vita».

Franca Mancinelli

Alcune poesie di Flavia Fratini si possono leggere qui: Rotte dentro la tempesta; Traversia.

Foto di Veronica Ujcich

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