Alcuni testi attorno all’immagine del limen e della soglia dal Seminario online di scrittura e meditazione Poesia, lingua madre, condotto da me e Giuseppe Conoci nel gennaio – marzo 2025.
L’origine di ogni vita è già dentro di me, in un non luogo segreto che cerco continuamente.
Lì c’è silenzio, immobilità, respiro e profondità. Lì voglio raccogliermi e rannicchiarmi da sola con la vita.
Poi qualcosa mi sbalza fuori, sono preda di pensieri in lotta furibonda tra loro per chi prevarrà, per chi avrà la mia attenzione, la mia ragione, la mia parola.
Fammi tornare bambina.
Lucia Avanzini
Il limen come momento cercato. A un certo punto della giornata decido di bere una tisana. Mi siedo nel mio angolo di divano con l’impegno di non fare nulla. Resisto anche alla tentazione di guardare il telefono nonostante dal profondo inizi a emergere un disagio. Rimango, colgo l’opportunità, in questa sospensione, di farmi da testimone. Forse la sensazione svanisce, magari si trasforma in un pensiero farfalla. E se nulla accade avrò sbirciato, per un attimo, l’eternità.
Valentina Ricca
Limen | Soglia dell’intuizione
Tutto è troppo veloce e confuso per me, che vorrei da sempre vivere l’archetipo dell’artista. Incline all’essere visitata ma che per etica e devozione (non so verso cosa) mi ritrovo catapultata intrisa in questo tempo folle. La soglia dell’intuizione: mattina presto camminare con Elios, in viaggio, al mercato di frutta e vestiti usati, al tramonto con un calice di vino conosciuto oppure nuovo, volutamente sola e senza nessun oggetto vicino. Quando posso dormire dopo pranzo.
*
Limen | Perimetro di paure
Non c’è labirinto da dove non puoi uscire.
Sei nella volta celeste.
Valentina Cruciani
***
Cinque poesie di Sandra Querci
ma si può davvero esplorare tutto?
lasciare spazio al sasso che ferisce, al pezzetto di vetro insidiato nella terra? quanto sono vive le macerie, la terra secca, il legno senza linfa? eppure lei sposta ancora calcinacci e pietre e s’inchina a nasconderlo là sotto il seme – lo ricopre ferendosi le mani.
*
al contatto con la terra –
sentirsi disfare: sciogliersi
così il pavimento si apre si frantuma
torna con noi zolla, torrente, erba
le braccia come onde con le prime creature d’acqua
prime forme di vita si rinasce

sempre più vicina
la nota lunga mi tiene
le altre ramificano tra loro
grappoli di suoni
dal mio silenzio ascolto
in attesa di quale suono accade dopo
mi tengo insieme nello spazio tra l’uno e l’altro
poi nel corpo un gorgoglio d’acqua –
torna la traccia della caduta – il dolore
fermo vicino allo sterno, al respiro
se mi ritiro diventa acqua salata, mare
– siamo pesci
*
il vento ha liberato la falda dai detriti
nella casa s’infiltra un brusìo d’acque
la bambina si solleva dal pavimento
segue come un incantamento il suono
il rampicante è la sua scala per uscire
fuori
una sorgente nuova accostava il muretto a secco
– più immergeva le mani, più fluiva [spariva]
*
sento di più – ora
troppo?
voci troppo nitide – basterebbe un bisbiglio
sento di più, ora. un’ala sembra posarsi sulla mia testa – al lato sinistro, tra sopracciglio e orecchio – fremo d’aria che si fa spazio
***
Una poesia di Lucia Avanzini
Davanti a te
io so che tu vedi
non ciò che io sento e vivo
– inconsapevole prigioniera–
contro la mia stessa volontà.
Davanti a te
io sono libera
–e so che così tu mi vuoi–
di una libertà a me
ancora ignota.
***
Due poesie di Joana Preza
Mi porto scomposta
ad annusare il giorno
nuovo
e nuovamente districare
i fili che dalle pieghe
della coperta
transitano
al farsi tessuto
del mondo.
Soglia diventa fermarsi
e accorgersi di quando
le linee della mano
accompagnano con precisione
le forme che appaiono davanti.
*
Una pluralità di soglie
riveste la rosa centrale
e le spine
a vortice immediato
trasudano scalette
su di un cielo
in affanno.
Come un risucchio
reclama il suo profumo
e l’occhio non può fare altro
che abituarsi alla sua cecità,
sbucciarsi
conduce agli odori e
tra un labirinto di luce bianca
e ali a strati a farle da guscio
dentro me un’ombra precisa
comanda la distanza
per non restarne scottata.
Ogni passo un abbaglio
alla radice delle viscere e urla
l’ora risvegliata da uno sciame
di fiamme.
– che il nostro vero odore
corrisponda al profumo di
quella rosa?
Seguirne la scia un contagocce
d’annaffiarla, parola scomposta
in grado di dissetarla.
Vuole stratificazione al di fuori
dei corpi, riflette la soglia nuda
quello che di noialtri scalpita
per tornare in vita.
Foto di Rosapia Araneo