copertina Leonardo De Santis

Leonardo De Santis, “Il robot giardiniere”

Alcuni testi dalla silloge di Leonardo De Santis vincitore, insieme a Eleonora Cattafi e Diletta D’Angelo, del premio Esordi Pordenonelegge 2021. L’intera silloge si può leggere nell’e-book pubblicato dalla fondazione pordenonelegge.it.

  
                                                                              Gioco | Ragazzo
                                                                                                  parte 1

  
 Sto giocando lontano dal mondo
 e questo è quello che penso lontano.
 
 Non fatemi, vi prego, del male 
 se esagero a distrarmi
 
 e, terreste le cose nel palmo?
 Così.
 
 Non so come ringraziarvi. 
 Capitolo 1 | Mio caro robot
  
 L’androide cura l’erba.
 La tiene d’occhio con il suo globo rosso.
 La nutre e la protegge, fa questo per brani
 a giardini sconsacrati, per anni.
 Con una calibrata e pneumatica pietà.
 
 Si accovaccia sui fiori che uno
 direbbe che li ama. Non è vero.
 Non serve amare per amare.
 
 Lo scanner non capisce.
 Non è registrabile niente
 di significativo e questo è buono.
 L’androide non sa che questo è buono e questo
 è buono, è migliore perché non importa.
 
 L’androide è simile ma è disinteressato.
 Il programma lo ignora da tempo, lui
 fa le cose lavora senza un posto di lavoro.
 
 Non coglie frutta, non si deve
 nutrire come nutre, come innaffia.
 Non ha necessità e questa
 è la cosa più simile.
                                                                    Gioco | Ragazzo
                                                                                       parte 2
    
 Perché mi sono allontanato.
 
 Ho preferito qualcosa che deve accadere.
 
 Mi sono dimenticato del resto,
 ho giocato moltissimo.
 
 Lo schermo ha i cristalli liquidi
 capaci soltanto di quattro tonalità
 di grigioverde: bastano.
 Immagino, immagino questo
 mi renda diverso da Eichmann
 o uguale, è uguale.
 
 Ho viaggiato con la croce
 direzionale di colore nero
 per dieci città che ora esistono.
 
 Il protagonista del gioco ha uno sguardo gentile,
 può sempre fare qualcosa per noi.
 Capitolo 3 | Revitalizzante Max
  
 Ieri ha de-estinto una specie
 persa, che ora pascola.
 Pensa che ora pascola.
 
 Con lui che manca ci sono i dintorni
 pluviali senz’altro refresh, delight
 & Instant Revitalizing Device.
 
 Grazie, androide, dei tuoi fiori che
 con tanta cura stai facendo fiorire.
 Ho detto grazie, ehi.
 Non puoi sentirmi, a cosa non pensi?
 
 Continuano a fiorire grazie a lui
 e si carica il prato di rosso
 selvatico. L’alto, di frutti fluo
 saturi di dolce che non conta.
 
 Si rigenera anche il Dio della Foresta se continui,
 la ninfa dopo l’uccello di fuoco.
 Cosa non ha detto dopo quello che ho detto?
 Ascolti e rispondi per sempre.
 Capitolo 5 | Inerme
  
 Quando cade e rovina per sbaglio uno spot d’erba
 puoi pensare che lui si dispiaccia,
 ma non è neanche questo.
 
 È tempestivo e solerte senza alcuna forma di intenzione.
 È tanto automatico nella sua distrazione
 che finisce sempre per curare
 come uno che non pensa e rifà un letto perfetto.
 
 Guarda sempre dentro e non può fare che amare
 le cose che rimetterle in sesto.
 È nella sua natura che germoglino
 È nella sua nullafacenza concentrata
 che si compiono le metamorfosi,
 oppure no.
 
 A vederlo, se si potesse, l’androide sembra sempre assorto
 in un ricordo, ma non è così: il silenzio lo parla.
 
 La sua struttura è neutra e sciupata
 il suo occhio non può spegnersi e più
 sprofonda la pupilla a cannocchiale
 concentrico all’interno più si deconcentra.
 Più lui cura i dintorni.
 Li bacerebbe se volesse.
 Un padre che raccoglie il cane morto
 lo deposita in un flash di terra
 in un laser di amore.
 L’androide, questo, né tu.
 Non è una necessità.
  Capitolo 6 | Robot giardiniere
  
 Non ha niente di freddo, l’androide.
 Distante non è che significhi scostante.
 Il padre è una madre.
 Tua madre è un frocio.
 Non ha niente di freddo, ha un nucleo eterno
 che è la fonte di tutte le energie, le imprese
 predestinate, gli amori.
 Si alimenta di silenzio e basta.
 
 Non è non sa non dice. Non chiedere.
 Lui non ascolta, non necessita.
 L’androide non piange dal suo splendido occhio
 rosso, non somiglia neanche più.
 Ma struscia, si inginocchia sulla terra.
 Non guarda, funziona.
 
 L’androide ha alzato un relitto
 caduto su un nido di uccelli.
 Il modo in cui, al funerale di suo padre
 l’abbiamo abbracciato nonostante.
 
 Il robot giardiniere è forte.
 Potrebbe uccidere dalla più
 inerme alla più grande cosa.
 Non lo fa mai.
 Salva sempre la inerme, salvandola
 salva anche la grande la media
 e tutte con l’erba
 che coltiva selvatica.
 
 Rimette in sesto il fusto di un faggio anziano.
 Gli animali gli si rivolgono per un aiuto.
 Ammirano in lui la mancanza
 di qualsiasi importanza.
 Pensiero 0 | Fare come lui prima
  
 L’androide è stato senz’altro, ai suoi tempi
 uno strumento umano.
 
 Lo potresti indovinare opaco, infatti
 e simile,
 immutato.
 
 Diresti che ha una vita scarsa.
 
 Mentre cura ciò che muta si fa identico
 ai fili d’erba che ha contato tutti.
 
 Lui conosce la cifra precisa,
 la calcola sempre.
 Non perde mai il conto.
 
 Sono tornate le api. 




Foto di Samuele Bellini 

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