copertina poesie Elena Vannucci

Di passi e guadi/3: Elena Vannucci, sei poesie

Iniziano a raccogliere oggetti, pentole, cuscini, pane, abiti leggeri. Nel 
sole si scoprono le caviglie, chiamandosi nella loro lingua antica. Iniziano
a percorrere il letto del fiume. Il guado è ampio, il passo incerto, la luce
bianca. La madre porta un piccolo pacco, si volta indietro a chiamare la
bambina. Lei sosta al di là. Le braccia nella luce. I piccoli piedi nell’acqua.
Sosta nel sole e non passa, il nome nell’aria più volte, lo sguardo a fissarci.
Sosta e non passa, ridendo, la luce sul viso, il nome nell’aria.
 
 


 
mondo – ti chiamano
mondo, lembi di acqua
di margini persi, di immersioni
nude a cercare il fondale,
il limite, il punto di rottura
che tutto tiene.
 
 

 
 
                                                          A Silvia e al suo sorriso nell’acqua

 
il corpo può essere margine labile,
le mani adagiate
in un tremito leggero.
Ho visto il volto di una donna nell’acqua
schiudersi, un fiore liquido
aperto al mondo.
Le braccia spalancate
un guado possibile
l’apertura azzurra del riflesso sul fondo.
 
 

 

disossa il centro di te,
rendilo cavo e pulito e ampio
per farsi apertura verso il vuoto,
taglio nel buio,
parola che nasce e sale.
 
 

 

non posso chiedere ali
di piume calde e lisce
ma l’anima anfibia può farsi
uccello, pesce, albero, vento
parlare lingue d’acqua mobile,
farsi solco per la luce, restare.
 
 

 
 
bambini isola
lanciano sassi.
Il grido chiaro
nella notte custodia.
La pietra fiorirà
e potremo raggiungerli.




Foto di Giuseppe Conoci

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