Una foto ricordo del laboratorio Custodire e sacrificare. Scrivere poesia, condotto per Scuola Holden nell’aprile-maggio 2026: testi scelti dei partecipanti, nati da diversi “inneschi” seguiti durante gli incontri.
Antonella Franceschelli
i miei capelli
sul cuscino
radici aeree di un albero
senza terra né pioggia
Vacillo
*
Ornella Mastrobuoni
Mi ricordo di te –
ti ho rivista da poco in quella foto
(vira al rosso – anni Settanta)
sulla spiaggia
seni piccoli pelle liscia
un corpo saldo.
Gli occhi
solo
non metto a fuoco.
Ti cerco
allo specchio
qualche volta.
Con un nodo alla gola.
*
Silvia Casali
Seduta in giardino sul tuo sasso
seria, non triste
Chissà chi ha scattato la foto
non ti sembra importare
guardi altrove
persa nei tuoi pensieri
accanto a Lampo, cucciolo
del cacciatore
A te vorrei ritornare
*
Tiziana Di Gioia
Contrasti
Resto
con la mia stessa ombra.
La gravità nemica.
Io contro Io.
Impostore di me stessa.
Ogni sillaba si fa piuma.
Impostore di me stessa…
Comunque, resisto.
Due parole, i miei alleati:
sì,
nonostante.
*
Valerio Scognamiglio
Lacrime sporche
acqua che scava il deserto
isola in secca senza respiro
croce, singhiozzo
sospiro,
il mio cuore perduto
risacca, vertigine
sputo
*
Francesco Di Giovanni
Socchiudo gli occhi e mi tuffo dentro me
Giornata oscura, inizi
ogni mattina
Niente di nuovo prometti e tutto
sembra uguale,
inattuale
Cerchi la gioia nella noia,
nell’ordine inutile il senso
L’estraneo ti assale inatteso,
e ti lasci travolgere dalle piccole luci,
che scintillano fra le cose.
*
Mattia Virtuani
E se,
io riconoscessi
in te la quiete
dell’alleata incrollabile che sei.
E se,
tu sapessi
d’avere già una casa certa
nel mio petto,
allora noi,
–di che meraviglia saremmo capaci?
*
Laura Calzavara
La poesia.
È la scintilla che accade
mentre la vita va.

Valentina Sassi
Cara Tina,
Non pensare di “non essere abbastanza”, ma abbracciati – e tieniti stretta.
Vali anche nelle tue sbavature, nelle tue carenze.
Perdonati.
E se dovessi perdere la strada, respira e non dimenticare di amarti, almeno un po’.
Mentre guardo il suo respiro lento, penso.
Si cresce davvero con un paio d’ali
ai piedi.
*
Francesca Maggioni
è arrivato danzando,
su zampe a rametto,
il dorso paffuto piumato di bianco,
ali pennellate di nero e grigioperla
è balzato per restare qualche attimo
ballerina bianca, piccolo becco
mi hai portato un saluto dall’altra realtà
*
Isabella Colonnese
Il ragazzo parlava alle balene sin da quando era piccino
La notte cavalcava le onde e poi si tuffava in mare per fare girotondi coi cavallucci marini.
Al mattino stendeva al sole il suo mantello e usava per mollette i sorrisi del mondo che teneva racchiusi nelle lanterne delle favole e riapriva ogni inverno, la notte di Natale.
Adorava correre sulle piste del vento, con il cuore nudo, come sanno i poeti.
Ora accarezza i tramonti e poi le albe, sfiorando i confini dei Paesi e gli orizzonti degli oceani.
Ha nel petto un sole grande e pieno di affetto, braccia lunghissime che non finiscono mai, come gli abbracci dei figli e quelli dei padri e delle madri
E ali giganti, perché lui non è un angelo comune.
Nessuno sa perché, neppure Dio,
Ma il ragazzo sa ora condividere le risate delle rocce e dei monti, piangere le lacrime dei ruscelli, indossare la furia delle tempeste, ascoltare i dispetti delle correnti, soffrire il dolore dei vulcani, incarnare il canto sordo del mare.
Porta con sé in ogni suo aspetto l’essenza dell’universo.
E’ polvere che profuma di stelle e scintille, sabbia impastata all’acqua salata del mare e a quella sorgiva scesa dai monti.
E se vive muore, senza preavviso.
Ma se muore vive, e sta con le balene.
*
Andrea Brunetti
Polvere, sassi.
Sporcizia, terra riarsa, ossa.
La strada scorre veloce sotto di noi.
Un avviso di fermata.
E non dirmi che non hai sentito.
Voci soffuse, brusio sconfinato.
Vociare confuso, schiamazzo.
Cerchiamo di farci strada
tra la gente compatta.
E non dirmi che non hai sentito.
Profumo di futuro.
I miei figli mi parlano.
Aroma di sottobosco lontano.
La mia famiglia riesce ad accogliermi
nudo ed intirizzito.
E non dirmi che non hai sentito.
Vento forte sul crinale.
Sibilo di brezza fresca.
Sei semplicemente tu
che sai accettare
tutti i miei limiti.
E non dirmi che non hai sentito.
Sei semplicemente tu
che accogli tutti i
miei scombinati flutti.
Ti prego
dimmi che hai sentito.
*
Valentina Panico
(La chiave di volta)
Il corridoio
La porta
La scena
Ferito lo sguardo
Non dovevi vedere
Ferite le orecchie
Non dovevi sentire
Ferita la bocca
non potevi gridare
Ferito il corpo
Non potevi muoverti
Nell’isolamento della scena
Resti
spettatrice in-attesa
in attesa di un abbraccio
sussurri a te stessa:
Va tutto bene!!
Eppure, si è rotto!
nessuno lo dice
Lì inizia
la distanza
come scudo
La sensibilità
che scotta e non tocca
O
Tocca Divora e consuma
Resti preda
Degli eventi
spettatrice dif-Ferita
A tre anni i troppo piccola per dichiarare
A 40 lo puoi denunciare
Non sei pazza!
Si è rotto tutto e lo hanno nascosto!
Oggi tu
puoi far de-cantare il dolore
oggi tu
puoi riscrivere
la scena
la porta
il corridoio
questa
Volta
la chiave:
l’A M O R E.
Foto di Veronica Ujcich