copertina di Nicola D'Altri

Nicola D’Altri, sette inediti da “Lasciare traccia”

tutta l’acqua resterà solitaria
 
 

 
Io proseguirò sapendo 
che in fondo il pozzo 
si capovolge e cadrò
un’altra volta e di nuovo
dovrò ondeggiare nella clessidra 
fino agli occhi di mio padre
il giorno che sono nato.
 
 
 
 
Ho sentito la stanza bianca 
ondeggiare, le tende immobili
e scure ruggivano al solo passo. 
Di fronte alla finestra, slegati 
correvano i gatti biondi del grano 
e noi facevamo l’amore.
Era una casa incastrata nel sasso 
un dente crepato alla radice.
La pianta del fico piangeva a rigagnoli 
tutto il suo latte di madre.
 
 
 
 
“Volevo dare morti calme 
unire le mani
essere la ciotola dei nemici.”
 
 
 
 
Continuerò a girare intorno alla mia infanzia come quei gatti 
che stanno davanti alle case anche dopo che il padrone ha 
fatto le valigie e è andato via.
 
 
 
 
Sicuramente è successo, forse anche più di una volta. Stiamo 
andando al ristorante, è estate. Ad un certo punto mia madre fa 
fermare la macchina a mio padre. Scende e raccoglie alcuni fiori. 
Poi se ne torna nell’auto tutta contenta e me li mostra, dicendone 
il nome scientifico e qualche leggenda che li avvolge. È un ricordo 
vecchio di almeno vent'anni, forse venticinque. Dopo anni di
vagabondaggio, ho trovato questo. Chi l’avrebbe mai detto: in realtà 
cercavo la luce, l’aria, l’odore di un preciso pomeriggio. È come se 
un albero dentro di me stesse cercando un centimetro di terra buona. 
Anni di ricerca fra vene di ghiaia e argilla. In superficie, una fame 
metodica e meticolosa, anche se immotivata. Mai si sarebbe detto che
serviva un ricordo, uno solo, per dare inizio alla fioritura.
 
 
 
 
Difficile ma importante 
è ogni tanto ricordarsi 
che la nostra vita
in fin dei conti
non è poi tanto diversa
da quella di una corteccia.
Foto di Samuele Bellini

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