Da Poesia, lingua madre, Laboratorio di ascolto e di esperienza della parola poetica, condotto da me e Giuseppe Conoci (febbraio-marzo 2026).
Marilena Luzietti
Penso alla pasta madre in una boule di vetro, coperta da un canovaccio, nel frigorifero. Se “rinfrescata” con farina e acqua, può durare all’infinito. È come il fuoco sacro custodito dalle vestali. Come la nostra prima madre, dalla quale originiamo tutti.
“Lingua madre” è un impasto di parole primordiali che si rimescolano e “rinfrescano”, formando nuove combinazioni, dall’inizio dei tempi ad oggi.
È una lingua che ci lega all’ombelico della terra.
*
Prima di stendermi, fango
sotto una pioggia di stelle,
ero nuvola.
Mia nonna alzava gli occhi:
sta per piovere.
Aveva pelle di corteccia
e dita radicate nella terra.
*
Una folata nel tumulto delle foglie
mi libera la testa dai pensieri
entra ed esce
entra ed esce il vento
da questo corpo sgombro
risuono le altezze del creato
dimoro nel codice del mondo.
***
Lucia Avanzini
nudità clandestina
il segreto non è più
piccolo sguardo
piccolo
su di me
smentisci la sentenza
accasami nel mondo
*
luna d'alba che resta
mi espongo ai tuoi raggi
risveglia le schiere di pace
tutto segue il ritmo
di una voce comune
comandi segreti e
un invito potente a volteggiare
prendere la barchetta di carta
partire e tornare all'umano
che è in noi
anima in testa
***
Valentina Cruciani
Lingua madre
Sono madre
di parole scelte, arrivate nella controra di un’afosa estate
partorite nel silenzio ad alta quota su di una vetta
irrorate di neve
scelte e prepotentemente volute.
Figlie di lingua madre, sin dall’origine amata e salvifica.
A lei torno, lei prego.
*
C’ero. Nascosta nel vuoto che lasci tra la virgola e la consonante.
Gioco con il dubbio che ti assale. Continuare o terminare il verso?
C’ero. Dentro la scatola di biscotti al cocco che mangi di notte.
Segreta a te stessa, in bilico tra gioia e senso di colpa. Ti osservo e rido
C’ero. Quando raggomitolata respiri attenta al dolore che non scacci.
Paziente ti accarezzo, lenta sciolgo tutte le matasse
C’ero. Scimmietta arrampicata nei tuoi capelli arruffati, quando avvampi.
Tutta rossa sono quando baci, saltello se ridi – splendo se splendi.
Sono dorata.
Sono la bambina, da una vita disposta a essere trovata.

Pietro Russo
(preghiera in lingua-madre al bambino)
vieni, ho carezze più grandi
ho vissuto per te
tutte le ere tutte le forme
degli organismi
per starti davanti ora
per tenerti
come faccio a non amarti?
*
mia figlia piange per il seme che si interra
vedo le sue ragioni d’aria
la paura della cosa che finisce
e io ho una parola millenaria
che solo in parte consola e atterra
vediamo chi per primo, amore di papà,
vede il fiore
***
Angela Angrisani
La morte scompone le forme
e disallinea il tempo,
asimmetria di spazi
che tutto sfigura,
e il volto slitta.
Solo il blu dell’universo
resta lo stesso:
blu che avvolge.
E lì, scarnificati,
non più corpo
né forma,
ci scopriamo
cosmo.
meditazione del 25 febbraio
***
Alfonso Graziano
È il seme che diventa
bosco.
È il vento che sposta
Il limite.
Il confine si apre
E respira cielo e mare.
*
Ho piantato la rosa rossa
a memoria
e il cielo è testimone.
Sgocciola resina
questo tempo
di memorie sbiadite.
Miagola il sole
distante vicino
un dondolo di marea.
Ho piantato la rosa rossa
a memoria
e profuma di sale e serenità.
***
Lorenzo Bertoni
Come a una donna
vicina a partorire
che grida latte
vieni a me!
Cresce in me
la bestia alata
e di spada cadranno le gocce
spremendo i seni sulla strada
*
Dicevano che non mangiavo
ed era vero
aspettavo di essere allattato
da quella forza nel bosco
che s’arrampica sui castagni
li scuotevo e cadeva la linfa bianca
la mia forza di stare in piedi
invisibili coccinelle che solo io
vedevo e attaccavo alla lingua fredda
dopo anni ho scoperto
che non ti arrampichi alle pendici
eri come l’aria
ed entravi dal naso uscendo dalla bocca

Katia Marioni
Bucaneve
Seduta in riva al fiume
sul prato un po’ screziato
l’ho scorto e
piegato sul suo stelo
la forma mi ha parlato
del lungo inverno solo
sopra la terra nera.
*
Guerra Fredda
Sono nata un pomeriggio d’inverno
e tutto era bianco
era neve
Katia di ghiaccio
Katia di fredda ventosa
uscita con l’urlo
e il prete si sbaglia: Catia con la C
la madre lo corregge.
La cortina col filo spinato
il confine tagliato
coltello di lingua
La K a est
il resto a ovest.
***
Daniela Pescatori
Meditazione
Non temo di cadere
ai piedi degli alberi
coprirmi di terra.
Cammino,
un passo dopo l’altro
e si accendono le stelle
un respiro dopo l’altro
e la terra si fa umida.
Ho smesso di vivere
sui trampoli dell’illusione.
*
Il chiodo che reggeva
i ricordi
si è staccato.
Frantumi di dolore
sul pavimento.
Il corpo svuotato
inizia la sua ascesa.
***
Amelia Bortini
La cima,
un unico pensiero:
raggiungere la cima.
Ma se cambia il vento
e il respiro degli alberi
ti avvolge in un nulla
di biancore, allora
ti siedi e ti guardi le mani.
*
La parola non detta
è un seme sotto alla lingua
tenuto lì forse per anni
in attesa.
Ma il seme cresce
e ti riempie la bocca
poi deflagra
e tu rifiorisci.

Mirella Paoletti
Io a chi chiedo consolazione?
Dove lo compro un sogno?
Come trovo il fuoco?
Ora i rumori sono lontani e solo
la gatta tende il collo
con la sua mossa di donnola.
La notte è un tappeto
increspato e io
voglio nascondermi.
Non c’è abbraccio
né luce.
Non c’è fine.
Sopra il lavello,
il ventaglio rovesciato dei piatti
è una targa ai buoni propositi.
“In questa casa abita
una donna previdente
e attenta ai consumi”.
Un giorno Marie Kondo poserà
una mano sulla mia spalla.
Ma adesso la siccità,
lamenta il cielo,
ferisce gli occhi.
Solo uscire,
tu uscire.
Uscire da te
come lacrime d’acqua dolce
su una barriera di sale.
***
Alice Portolani
Solo una canzone
Senza parole solo mare mosso
senza parole solo silenzio
vita forte che entra
sentire, come qualcosa di dimenticato
qualcosa di risvegliato
nato rinato saputo risaputo
Mio che non ricordavo
Mio che cresce, si espande
si apre
Mio vicino alla pelle del mondo
vicino alla crosta terrestre,
pelle umana.
Onda di tempesta che tutto muove
che tutto tocca
sabbia e barche e scuote e vortica
e sbatte legno, vernice
blu di mare sopra e sotto.
E poi paesaggio nuovo lascia
Solo mare calmo
Solo ali aperte di gabbiano
Solo silenzio.
***
Marinella Bazzocchi
Goccia dopo goccia
si espande
e si infiltra
nelle crepe dell’anima,
ma un guizzo
d’energia
la fa ritrarre
nel suo antro
scuro.
Promessa di luce
oltre la profondità
del tunnel.
Proseguire e resistere
è la sua parola
d’ordine.
(Ottobre 2024)
***
Rosapia Araneo
frammenti
*
sono una mano a conca
e un seme tra le dita
consegno la mia voce
*
mi accorgo di somigliarti
la pianta dei piedi sulla terra
i palmi verso l'alto.
***
Roberta Apos
Abituarsi o Abitarsi?
Vivere con nulla o nulla da vivere?
Seguire la strada o farsi strada?
Ci sono giorni dove senti tutte le crepe dell’anima
le senti nel corpo e nella mente
ci sono giorni dove tutto è forzatamente apparente
presti la tua anima e il tuo corpo senza fermarti
ci sono giorni che cadendo ti ricordi chi sei
ci sono giorni
Foto di Veronica Ujcich