copertina testo Marcello Battaglia

Di passi e guadi/4: Marcello Battaglia,”Sul filo”

Quando avevo appena 8 o 9 anni, una delle tue sorelle venne ricoverata in manicomio …
Confesso oggi di essermi chiesto: “E se una carrozza venisse un giorno a prendere mia madre” ? …

Vedi, madre, tu sei uno degli esseri più complessi che io abbia incontrato. Spesso, pensando a te, ricordavo la carrozza che era venuta a prendere tua sorella. Fra noi due non c’era che un filo.
Questo filo era la tua volontà feroce di essere buona. Buona per gli altri, ma forse, prima di tutto, per te.

                                                            (Georges Simenon, Lettera a mia madre)

Rileggendo questo passaggio durante il nostro viaggio tra le parole sul tema del passo e del guado, mi raggiunge con particolare forza l’immagine del filo. Un quasi nulla, che può fare la differenza tra morte e vita, tra caos e ordine, tra salute e malattia.

Sotto c’è l’abisso. Per non scivolarci dentro mi aggrappo a un filo d’erba. Da quarantacinque anni mi ci aggrappo, ed esso tiene, miracolosamente tiene.
                                                        (Christian Bobin, Autoritratto al radiatore)

Sì, mi toccano l’immagine e la realtà del filo.

Il filo su cui il funambolo cammina, come a me sembra di incedere nella vita, in equilibrio instabile, con la possibilità di fare un passo falso, di sbagliare e cadere a ogni istante, e di farmi male.

Il filo intrecciato nei tessuti, che ha nutrito per generazioni la famiglia di mia mamma e molte altre in un paesino della Brianza, e che ha segnato tanta parte della storia e della civiltà materiale e immateriale di Prato, d’Italia, d’Europa.

Il filo che seguiamo quando tentiamo di dare vita a un’opera, o di realizzare un progetto; che ci offre una direzione quando ci avventuriamo nei segreti dell’interiorità.

E poi il filo impalpabile ma così reale che unisce le persone, secreto dalla comunanza di origine o storia o destino.

Cugino terrestre o aereo del guado mi appare allora il filo, un quasi nulla così sottile e forte, che unisce sponde, permette un passaggio, consente di avanzare e crescere –anche quando è buio, quando la corrente è forte, quando non si tocca.

G. Simenon, Lettera a mia madre, [1974], traduzione di Giovanni Mariotti, Adelphi, 1985.
C. Bobin, Autoritratto al radiatore,[Gallimard, 1997], AnimaMundi Edizioni, 2012.

Foto di Marcello Battaglia

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