copertina testo Marcello

Di passi e guadi/5: Marcello Battaglia, “Appunti sull’atto creativo”

L’atto creativo è per me un tornare a casa, in uno spazio di intimità a mia immagine e misura, ed è insieme un prendere la parola, un esporsi, un rivelare a sé e agli altri qualche cosa di sé e del reale, che si sospetta senza veramente conoscere –e che si insegue.

È azione, che richiede coraggio, tenacia, determinazione, ed è insieme arresa, perché quell’azione esige, per non essere aneddotica, una forma di abbandono, all’evidenza delle sensazioni, alle intenzioni che sorgono in corso d’opera, agli imprevisti che bussano alla porta dell’intelligenza e della sensibilità chiedendo di rispondere ogni volta all’enigma: questa cosa va ripresa o no, c’entra o non c’entra con il mio film, con la storia che sta cominciando a costruirsi e che desidero raccontare?

È per me un modo di dare cura, di portare attenzione alle persone e alle cose che riprendo, alle immagini e ai suoni che raccolgo. È un prendersi cura di ciascuno dei virtuali spettatori del mio film – che spero di nutrire di cose buone, di bellezza e di senso – oltre che del primo spettatore di ciò che la camera raccoglie, che sono io.

È un continuo esercizio della capacità di scelta, un allenamento a discernere, e anche a saper perdere –tutto quello che non avrò potuto o saputo registrare al momento giusto, o nella posizione giusta, o con la luce giusta …

È un paese, questo della creazione audiovisiva, che è pieno di luce –che gioca con l’ombra, e che sembra invitarmi a prendere parte al gioco. E c’è qualche cosa in me che è come nutrito di speranza, accarezzato, consolato, da questa immersione nella materia della luce.

Come in altri campi della vita, per me è ogni volta difficile cominciare, mettermi in movimento –c’è un’inerzia da vincere, una buona dose di fatica da accettare, l’ansia dell’intrapresa da prendere con sé… ed è difficile smettere, ascoltare l’orologio, dirmi che nulla è assoluto e il resto della vita pure mi attende, e che non devo riempire tutta la mia bisaccia ora, ci sarà vita e tempo ancora, e insomma per oggi posso accontentarmi di quel che ho raccolto, spegnere e riporre la telecamera.

Ci sono momenti in cui si sa o si sente che sta succedendo qualche cosa di intenso o di significativo, istanti che non torneranno, persi per sempre se non sarò stato pronto all’appuntamento. Circostanze in cui si ha meno diritto all’errore. Difficile per me non vivere questa responsabilità con apprensione: non ho difficoltà a credere che dalla fiamma di una candela possano dipendere le sorti del mondo, come nel film Nostalghia di Tarkovski, ma è una legge della vita, e della creazione, da cui mi piacerebbe essere in qualche modo esentato …

Foto di Marcello Battaglia

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