copertina poesie Sandra Querci

Di passi e guadi/6: inediti di Sandra Querci

conservo parole   
di nodo in nodo
 
poi - lasciare che sciolgano strade
tutta quest’acqua a lambire i miei passi
 
 

 
 
la scrivania aperta alla luce
spostavo gli oggetti per conoscerli
come in un gioco con sassi di mare  
 
viaggio e ritorno mi dicono è tutt’uno
tutti i miei passi nell’albero a lungo guardato
 
 

 

troppo colma la ciotola
poco ferme le mani -
a terra gocce come isole
 
ti chini le congiungi con un dito
 
il mare quanta acqua accoglie
 
 

 

era l’ampiezza del tavolo da pranzo
a mostrare con lenta noncuranza
il cibo sparso distante dalle mani
 
trasparenza del bicchiere vuoto
 
unico fuoco la finestra accesa
lo sguardo oltre – in volo
 
 
 

 
quando la tua stanza è gorgo
e unica mappa diventa il passo
 
tra il canto e l’incolto delle viti
un grappolo
caldo di luce inquieta
dolcissimo di acini sospesi
 
accostarsi al frutto
come volpe o merlo
cogliere il succo di stagioni a finire –
nel battito dello sguardo che trasvola
il bosco ripara sementi
 
c’era una stufa calda nell’angolo sommesso
dove aprire le mani era tutt’uno
– facile consentire
tramutarsi in aria
 
 

 
 
il vento ha aperto stupori di angoli
facciate di luce – mi ha spinto a far spese
di cibo buono intenso di aromi
sulla panchina di là del binario
due ragazzi ridono, si giocano
tenerezze con le mani – a tratti
un suono di risacca di mare
 
il mio finestrino dispensa tepore
 
 

 

ho spostato il tronco con la lettera incisa
tolto pietre interrate da passaggi distratti
uno spago incurante dei pezzetti di vetro
due radici contorte
erbe di troppo

(nel residuo di vento
il giardino rimane)
 
 
 
 

ogni guado è contatto –
toccare il suolo a piedi nudi
 
guardare a occhi spalancati
– come una foglia la luce
 

 
 
 
Praticare la poesia è trasformazione, come il cammino. È una modalità di 
sguardo, una visione – sentirsi parte di quello che sta intorno, accanto. 
Un fiato universale che attinge da un territorio comune dove possiamo 
ritrovarci. 
Solo camminando si può pensare che forse non solo per sé cantano 
gli uccelli ma anche per noi che, ora, stiamo sulla terra.






Foto di Francesco Ventura 
 

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